I 7 principi dell’investimento – La diversificazione è vitale

Harry Markowitz ha vinto il premio Nobel per l’economia nel 1990 «per i contributi pionieristici nell’ambito dell’economia finanziaria». Come ogni grande uomo aveva anche la capacità di rendere semplice un concetto difficile: “Non mettere tutte le uova nello stesso paniere” è uno dei principi cardine della finanza moderna, ma è anche antico come il mondo.

Da sempre la diversificazione è vitale! Guarda il video per saperne di più.

La diversificazione è uno dei principali strumenti per la gestione del rischio; si tratta di un principio che ha radici storiche antiche. Nel Talmud Babilonese, redatto attorno al 4 secolo, si raccomanda di dividere la propria ricchezza in 3 parti: 1/3 nella terra, 1/3 in mercanzia e 1/3 in contanti.

“Le mie merci non sono tutte stivate nel ventre d’un sol vascello, né tutte destinate ad un sol luogo, né dipende l’intera mia sostanza dalla buona fortuna di quest’anno” spiega Antonio, il Mercante di Venezia shakespeariano.

La moderna teoria del portafoglio di Harry Markowitz suggerisce che sia possibile per gli investitori ATTENUARE il rischio investendo in differenti industrie o asset class per assicurarsi che le eventuali perdite di una parte del portafoglio possano essere compensate da guadagni sulle altre. Questa è la diversificazione ed è essenziale per la creazione di un buon portafoglio – non a caso la teoria di Markowitz vinse il premio Nobel per l’economia nel 1990.

Quello che fa la diversificazione è tutelare gli investitori dagli effetti negativi di un evento imprevedibile che ha ripercussioni forti sui mercati: si pensi allo tsunami del Giappone del 2011 o all’impatto sul listino italiano della crisi dei subprime o più recentemente alle obbligazioni di Banca Carige: chi aveva investito esclusivamente nel listino italiano oppure deteneva solo obbligazioni di Banca Carige ha visto diminuire drasticamente il proprio investimento.

Quindi un portafoglio A che abbia al suo interno più attività che differiscono tra loro per scadenze, tipologia di emittenti e profili di rischio/rendimento sarà più diversificato e meno rischioso di un portafoglio B costruito con un solo tipo di strumento emesso da 1 unico emittente. Il merito è prevalentemente dalla de-correlazione degli strumenti scelti per costruire il portafoglio A. Cos’è la correlazione?

E’ una misura di quanto strumenti si “muovono insieme”: per capirlo meglio diamo un occhiata a questi due grafici: nel primo i due indici si muovono insieme della stessa direzione: quando uno sale lo fa anche l’altro e viceversa il che significa che i due indici sono positivamente correlati.  Nel secondo grafico gli indici si muovono in direzioni opposte l’uno rispetto all’altro: in tal caso si dice che sono correlati negativamente o de-correlati.

Per diversificare nel modo adeguato non basta quindi mettere tanti strumenti nel portafoglio ma bisogna scegliere quel giusto mix di strumenti che appartengono a categorie/asset class tra di loro de-correlate in modo da massimizzare il beneficio della diversificazione nella riduzione del rischio di portafoglio.

Ricorda però, per quanto diversificato possa essere il tuo portafoglio, il rischio non può essere eliminato del tutto. In dipendenza della tua situazione specifica bisogna trovare un compromesso tra il rischio e il rendimento atteso per raggiungere i tuoi obiettivi con maggior serenità.